lunedì 29 luglio 2024

Recensione di Corrado Truffi, su "Medium"

La grammatica delle nuvole

“Nel laboratorio di sartoria erano posizionati due lunghi tavoloni da lavoro, anche quelli immensi ai miei occhi. Di un legno pe sante e levigato, sotto il quale albergava un mondo segreto: un ripiano della stessa ampiezza del tavolo, che fungeva da «sotto-palco incantato». Sopra i rumori, sempre ritmici: sforbiciate, tac, taglia, zack, cuci, vrr vrr, pedala, t-tlack, e il rocchetto gira, tr frr… Pantaloni, giacche, maniche, tasche, pieghe; il sottofondo del dialetto, la penombra. Si prendevano le misure con il gesso.

Io intanto navigavo sotto il tavolo, tra scampoli di tessuti di ogni pezzatura.”

Quando, proprio all’inizio del libro, ho letto questo ricordo di Lorenzo, che prosegue narrando la sua iniziazione al fumetto e la sua passione a disegnare storie e automobili sotto quel tavolo di sartoria, mi è sembrato di vedere me stesso al tavolo di lavoro della mia prozia sarta, con le lavoranti del suo laboratorio di sartoria, in quella vasta stanza a Bibbiano, nelle lunghe estati di vacanza, a disegnare visi, automobili e cartine geografiche di isole immaginarie.

Ho tredici anni più di Lorenzo, lui bambino a Piacenza io nel reggiano, ma quanto questo suo ricordo somigli al mio mi ha stupito e affascinato, ed ha fatto crescere la mia curiosità e la passione con cui ho letto questo suo complesso, a volte bizzarro e irrisolto, sempre stimolante manifesto per un ritorno di fumetto popolare.

Del resto, le strane similitudini non finiscono nella sartoria.

Non solo entrambi abbiamo subito una gran fascinazione per le storie disegnate, ma – con esiti del tutto diverso – abbiamo provato a farne una professione. Io fondando negli anni ottanta l’ARCICOMICS nazionale assieme a Luca Raffaelli e Stefano Cristante, lui all’ARCICOMICS di Piacenza e chissà dove altro.

Poi, Lorenzo è bravo sul serio e ne ha fatto una professione vera, con le sue ottime sceneggiature per Julia, la criminologa, io ho abbandonato sia le velleità da disegnatore sia quelle di organizzatore o critico, per darmi alla statistica e al mio assai più banale lavoro.

Il libro è un viaggio divagante nella storia del fumetto, e assieme una parziale autobiografia dell’autore e, ancora, un manuale di scrittura creativa che si conclude con un ottima e dettagliata spiegazione della tecnica di soggetto e sceneggiatura messa a punto da Giancarlo Berardi. Spiegazione quanto mai illuminante, precisa, utile a chi volesse cimentarsi nel lavoro della sceneggiatura e che a me, vecchio appassionato più del fumetto d’autore e intellettuale dei vecchi Linus con cui sono cresciuto piuttosto che del fumetto seriale alla Tex Willer e compagnia, ha aperto un mondo e ha fatto capire quanto è complesso e raffinato il lavoro della costruzione di una storia seriale di qualità.

Soprattutto, però, il libro è una riflessione a tutto campo, un po’ ideologica come è nello stile e nel carattere di Lorenzo Calza, sul ruolo della cultura popolare e del fumetto seriale come antidoto alla omologazione dell’immaginario indotta dal capitalismo e dallo strapotere delle piattaforme. Con l’aggiunta di interessanti e molto ben fondate riflessioni sulla professione del fumettista, e sui costi e le retribuzioni di quel mestiere. Su questo aspetto, segnalo due osservazioni che trovo assai fondate. La prima è la critica alla moda della graphic novel come modo per produrre opere singole-non seriali-dove prevale l’autore sul personaggio (Lorenzo sostiene giustamente che l’importante in una storia sono i personaggi e non l’autore).

La seconda è legata al ruolo della carta e delle edicole per sostenere il mercato del fumetto seriale e popolare. Purtroppo, credo sia una battaglia di retroguardia, come è quella dei musicisti contro Spotify e compagnia. Non so quale sia la soluzione, ma certamente questo manifesto del partito fumettista fornisce qualche utile indicazione e qualche speranza di futuro.

Ancora due osservazioni a latere.

Ho scoperto tardivamente il Ken Parker di Berardi e Milazzo, acquistando per caso il numero 46, la bellissima storia di Adah, nel febbraio nel 1982, per poi recuperare a ritroso tutti i numeri usati. Prima di allora, per me il fumetto d’avventura era quasi solo Hugo Pratt e, su altri piani, il Jeff Hawke di Sidney Jordan. Seguivo molto di più, oltre alle comic strip dai Peanuts in poi, il fumetto d’autore su Alterlinus e parenti vari. Quello che ci insegna Berardi, e dopo di lui Lorenzo Calza, è che c’è un continuum di artigianato, di tecnica ma soprattutto di senso ed emozioni fra fumetto «d’autore» e fumetto «popolare» (il quale, ovviamente, è anche fatto di prodotti pessimi e mal fatti-ma questo vale per qualunque arte).

Seguo Lorenzo su Facebook, dove si parla molto più di politica che di fumetti. Questo libro parla di fumetti, ma è molto politico, come è ovvio conoscendo ciò che scrive Lorenzo.

Tempo fa, quando ancora Renzi era segretario del PD ed io pienamente renziano (e del resto, tuttora classicamente riformista), leggendo le cose che scriveva sulle vicende politiche, ogni volta mi stupivo del fatto che fosse l’unico, tra i miei contatti molto più a sinistra di me, molto lontani dal riformismo che mi apparteneva, a scrivere cose che condividevo o che, comunque, mi invitavano a riflettere. Ecco, anche questo libro è così.



https://ctruffi.medium.com/la-grammatica-delle-nuvole-bb490e1c7855 

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