mercoledì 31 luglio 2024

Il voto di un professore!

 L'ho finito. Complimenti. Chi ti conosce superficialmente può immaginare che tu sia artista/artigiano "schizzato" in tante direzioni, un po' per contingenza, un po' per curiosità, un po' per inquietudine. Invece, al di là di una tecnica e di uno stile riconoscibili, tu hai una coerenza militante da rendere un libro come questo piacevolmente prevedibile. In fondo ogni scrittore è scrittore di un unico libro (come ha detto qualcuno, ma chi?). In sartoria dovrebbero chiamarsi rincontri quei segni che consentono agli artigiani di controllare se due o più pezzi combaciano. Ecco, la tua è una narrativa/saggistica di r-incontro.

Stefano Ratto

lunedì 29 luglio 2024

Recensione di Chiara Cristilli, sulla sua pagina Facebook

 This land is your land, and this land is my land, cantava Woody Guthrie, il folk singer americano che aveva impresso sulla propria chitarra le seguenti parole: this machine kills fascists.

Ho impiegato del tempo a cercarne di adatte a contenere “La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare”, il bel saggio scritto da Lorenzo Calza - sceneggiatore di “Julia”, vignettista e romanziere - edito da LOW.
Un libro che sono sicura vi conquisterà.
Ha dentro un odore particolare: sa di viaggio e di avventura, di tuono e di notte. Provate a infilarci il naso: lo sentite l’inchiostro, il calore della carta? Cosa vi ricorda? Estati lontane, indiani e cow-boy, cavalli al galoppo, la frontiera come orizzonte esistenziale, la dolcezza che si deposita sul fondo della sconfitta.
Sapore di un’epoca in cui “i nomi dei personaggi erano scolpiti nel vento”, quando si scriveva per gli altri, e non per stupire se stessi o la propria cerchia. I fumetti sono teatro popolare di massa, fonte di un immaginario alto che univa più generazioni, attraverso i diversi generi narrativi.
This land in your land. Le pagine che ho davanti sono erba appena tagliata, riflettono i pensieri e la vita di chi legge. Provate. Dentro ci siete voi, un io che diventa noi. Non più monadi isolate, disorientate e sgomente in un’epoca che appare senza speranza, ma un invito a ritrovare la fiducia e il senso di questa nostra esistenza attraverso le parole, il racconto.
Aprite un’altra pagina e annusate ancora, e ancora. Odore di crisi. Quella del 2008 ce la ricordiamo bene. Interi settori produttivi in ginocchio, licenziamenti, delocalizzazioni, precarietà, in una spirale che ancora stritola.
Ma a pochi è venuto in mente che la prima, grande crisi da cui siamo tuttora afflitti è di origine narrativa. Non è arrivata all’improvviso, no. È stata una lenta e continua erosione iniziata negli anni Ottanta, con la tv berlusconiana. Consuma, spendi, invidia il prossimo, smetti di pensare, di sperimentare, di amare.
“La stasi narrativa ha molto a che fare con l’invecchiamento precoce del nostro Paese”, scrive Calza. Un tempo, il cinema e la letteratura, oltre ai fumetti, creavano personaggi - personaggi, badate bene, non trame - in grado di interpretare lo spirito e i cambiamenti del momento.
“La cultura popolare è nel dialogo”, come una terra che è di tutti.
C’è un paragrafo di questo libro che ho molto apprezzato. S’intitola: “La mamma di Bambi”. Una mamma che nella grammatica odierna non può morire, visto che i nostri figli vanno tenuti al riparo da qualsiasi tipo di profondità, visiva e narrativa. Non più ombre sulle pareti oscure nella notte, nessuna strega che finisce nel forno, né stratagemmi per ritrovare la via di casa e della salvezza.
“La pedagogia di film, cartoni e fumetti per l’infanzia cede il posto a uno sfoggio di infantilismo adulto, senza più nessun distinguo rispetto al linguaggio della pubblicità e della narrazione - appunto- “adulta”. Quindi, più che a una evoluzione della narrativa per bambini, assistiamo a un’infantilizzazione di quella per adulti”.
Vero ma non troppo, dal mio punto di vista. Anche la narrativa per bambini appare liofilizzata, piena di storie senza capo né coda, per non parlare dei “manuali" su come affrontare ogni piccola questione: dai capricci alla pappa, al ciuccio, al primo giorno d’asilo (ne ho fatto uso anch’io), ma Pinocchio no. Il babbo che vende la giacca per acquistare i libri è troppo triste, troppo povero.
Tempo fa ne parlavo con un’amica libraia, la quale mi diceva che sempre più genitori sono alla ricerca dei classici, perchè ne abbiamo bisogno, grandi e piccoli. Ne abbiamo umanamente bisogno per non impazzire.
Chiudo con ciò che di me ho riconosciuto in questo saggio. Un me che dimentica l’io per diventare noi. Si tratta di un patrimonio comune popolato da nomi, titoli, storie che brillano come uno sguardo emozionato. James Cain, “Sentieri Selvaggi”, Horace McCoy, John Fante, “La fiamma del peccato” (che brutto titolo!), Elmore Leonard, “Ken Parker”, “Julia”, Jim Thompson, il più cattivo di tutti… Molte, tante fortune che porto con me.
This land è una dimora senza pareti.

Recensione di Corrado Truffi, su "Medium"

La grammatica delle nuvole

“Nel laboratorio di sartoria erano posizionati due lunghi tavoloni da lavoro, anche quelli immensi ai miei occhi. Di un legno pe sante e levigato, sotto il quale albergava un mondo segreto: un ripiano della stessa ampiezza del tavolo, che fungeva da «sotto-palco incantato». Sopra i rumori, sempre ritmici: sforbiciate, tac, taglia, zack, cuci, vrr vrr, pedala, t-tlack, e il rocchetto gira, tr frr… Pantaloni, giacche, maniche, tasche, pieghe; il sottofondo del dialetto, la penombra. Si prendevano le misure con il gesso.

Io intanto navigavo sotto il tavolo, tra scampoli di tessuti di ogni pezzatura.”

Quando, proprio all’inizio del libro, ho letto questo ricordo di Lorenzo, che prosegue narrando la sua iniziazione al fumetto e la sua passione a disegnare storie e automobili sotto quel tavolo di sartoria, mi è sembrato di vedere me stesso al tavolo di lavoro della mia prozia sarta, con le lavoranti del suo laboratorio di sartoria, in quella vasta stanza a Bibbiano, nelle lunghe estati di vacanza, a disegnare visi, automobili e cartine geografiche di isole immaginarie.

Ho tredici anni più di Lorenzo, lui bambino a Piacenza io nel reggiano, ma quanto questo suo ricordo somigli al mio mi ha stupito e affascinato, ed ha fatto crescere la mia curiosità e la passione con cui ho letto questo suo complesso, a volte bizzarro e irrisolto, sempre stimolante manifesto per un ritorno di fumetto popolare.

Del resto, le strane similitudini non finiscono nella sartoria.

Non solo entrambi abbiamo subito una gran fascinazione per le storie disegnate, ma – con esiti del tutto diverso – abbiamo provato a farne una professione. Io fondando negli anni ottanta l’ARCICOMICS nazionale assieme a Luca Raffaelli e Stefano Cristante, lui all’ARCICOMICS di Piacenza e chissà dove altro.

Poi, Lorenzo è bravo sul serio e ne ha fatto una professione vera, con le sue ottime sceneggiature per Julia, la criminologa, io ho abbandonato sia le velleità da disegnatore sia quelle di organizzatore o critico, per darmi alla statistica e al mio assai più banale lavoro.

Il libro è un viaggio divagante nella storia del fumetto, e assieme una parziale autobiografia dell’autore e, ancora, un manuale di scrittura creativa che si conclude con un ottima e dettagliata spiegazione della tecnica di soggetto e sceneggiatura messa a punto da Giancarlo Berardi. Spiegazione quanto mai illuminante, precisa, utile a chi volesse cimentarsi nel lavoro della sceneggiatura e che a me, vecchio appassionato più del fumetto d’autore e intellettuale dei vecchi Linus con cui sono cresciuto piuttosto che del fumetto seriale alla Tex Willer e compagnia, ha aperto un mondo e ha fatto capire quanto è complesso e raffinato il lavoro della costruzione di una storia seriale di qualità.

Soprattutto, però, il libro è una riflessione a tutto campo, un po’ ideologica come è nello stile e nel carattere di Lorenzo Calza, sul ruolo della cultura popolare e del fumetto seriale come antidoto alla omologazione dell’immaginario indotta dal capitalismo e dallo strapotere delle piattaforme. Con l’aggiunta di interessanti e molto ben fondate riflessioni sulla professione del fumettista, e sui costi e le retribuzioni di quel mestiere. Su questo aspetto, segnalo due osservazioni che trovo assai fondate. La prima è la critica alla moda della graphic novel come modo per produrre opere singole-non seriali-dove prevale l’autore sul personaggio (Lorenzo sostiene giustamente che l’importante in una storia sono i personaggi e non l’autore).

La seconda è legata al ruolo della carta e delle edicole per sostenere il mercato del fumetto seriale e popolare. Purtroppo, credo sia una battaglia di retroguardia, come è quella dei musicisti contro Spotify e compagnia. Non so quale sia la soluzione, ma certamente questo manifesto del partito fumettista fornisce qualche utile indicazione e qualche speranza di futuro.

Ancora due osservazioni a latere.

Ho scoperto tardivamente il Ken Parker di Berardi e Milazzo, acquistando per caso il numero 46, la bellissima storia di Adah, nel febbraio nel 1982, per poi recuperare a ritroso tutti i numeri usati. Prima di allora, per me il fumetto d’avventura era quasi solo Hugo Pratt e, su altri piani, il Jeff Hawke di Sidney Jordan. Seguivo molto di più, oltre alle comic strip dai Peanuts in poi, il fumetto d’autore su Alterlinus e parenti vari. Quello che ci insegna Berardi, e dopo di lui Lorenzo Calza, è che c’è un continuum di artigianato, di tecnica ma soprattutto di senso ed emozioni fra fumetto «d’autore» e fumetto «popolare» (il quale, ovviamente, è anche fatto di prodotti pessimi e mal fatti-ma questo vale per qualunque arte).

Seguo Lorenzo su Facebook, dove si parla molto più di politica che di fumetti. Questo libro parla di fumetti, ma è molto politico, come è ovvio conoscendo ciò che scrive Lorenzo.

Tempo fa, quando ancora Renzi era segretario del PD ed io pienamente renziano (e del resto, tuttora classicamente riformista), leggendo le cose che scriveva sulle vicende politiche, ogni volta mi stupivo del fatto che fosse l’unico, tra i miei contatti molto più a sinistra di me, molto lontani dal riformismo che mi apparteneva, a scrivere cose che condividevo o che, comunque, mi invitavano a riflettere. Ecco, anche questo libro è così.



https://ctruffi.medium.com/la-grammatica-delle-nuvole-bb490e1c7855 

Recensione di Antonio Bacciocchi sul suo blog "Tonyface"

 

Lorenzo Calza - La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare

Lorenzo Calza è un rinomato sceneggiatore e fumettista ("Julia, le avventure di una criminologa" (Sergio Bonelli Editore), "She", vignetta al femminile (Il Fatto Quotidiano, Vanityfair.it), scrittore, osservatore da sempre attento a quello che ci gira intorno, autore di altri libri e saggi.

Il nuovo lavoro ci porta attraverso lo sviluppo e il declino dell'Italia dagli anni Settanta ad oggi che culmina con i fatidici anni (di svolta) Novanta Berlusconiani:
"Comicità di facile consumo, per rendere più facili i conusmi. Risata triste e sguaiata, a cervello spento".
Da qui il precipizio verso una società sempre più involuta e devastata, quella in cui annaspiamo oggi, senza troppe vie di uscita immediata.

Calza racconta e si racconta, forte della sua esperienza professionale in ambito artistico, tra fumetto ed editoria, tra citazioni, riferimenti, sguardi "oltre".
E' un bel leggere, che scava, oltre che nella sua attività primaria di fumettista, anche nella società e nell'intimo.

Lorenzo Calza
La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare
Officine Gutenberg / Collana LOWLANDS/TERREBASSE
Pagine: 272
Prezzo: 17,00 €

https://tonyface.blogspot.com/2024/07/lorenzo-calza-la-grammatica-delle.html?fbclid=IwY2xjawEUL0ZleHRuA2FlbQIxMAABHftqSmVxo4c-q3KRjTvbvLIMGd7tCMyYACUrzXZ-a2GxznDTUTEpwOV4_g_aem_0vkWEbQCEYWXwzUyaBclLw

Recensione di Francesco Mazzetta, su "Ossessioni e contaminazioni"

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Il libro di Lorenzo Calza, La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare, pubblicato da [LOW] Edizioni è sostanzialmente l’autobiografia nel fumetto del suo autore. Nell’introduzione Giancarlo Berardi racconta come ha conosciuto Lorenzo negli anni ‘90: una fiera lucchese ed una mostra a Piacenza. L’incontro con Giancarlo Berardi a Piacenza era stato organizzato proprio da Lorenzo col supporto dell’Associazione Il Senso delle Nuvole, di cui anch’io ero uno dei soci fondatori oltre che attivo partecipante alla stessa. Oltre a incontri con fumettisti di rilievo a livello nazionale, l’Associazione realizzò anche alcuni numeri di una fanzine – Aleph – in cui Lorenzo, io ed altri appassionati piacentini ci cimentammo nei primi vagiti non solo critici ma anche di scrittura e illustrazione. Lorenzo ad un certo punto decise di seguire la sua passione per il fumetto – per il fumetto popolare, come richiamato nel sottotitolo del libro, e in modo particolare per il fumetto popolare così come originalmente codificato da Barardi, come spiega nel corso del libro – trasferendosi a Genova ed entrando a far parte del team che realizzava (e realizza) la serie di Julia per Sergio Bonelli Editore. Questo La grammatica delle nuvole è pertanto, più che un manuale su come scrivere fumetti – anche se è anche questo con indicazioni chiare e (apparentemente) semplici -, un bilancio della vita (non solo) professionale del suo autore. E infatti Lorenzo inizia parlando della propria infanzia, delle opere – libri, musica, film e ovviamente fumetti – che ne hanno segnato la crescita e la maturazione. In particolare il suo confronto sul fumetto diventa anche una storia personale del fumetto stesso. E le sue tre stelle polari le ritroviamo più volte nel testo: l’hard boiled statunitense per la narrativa, John Ford per il cinema, Ken Parker per il fumetto. L’hard boiled per il modo in cui rivoluziona la letteratura di genere con un approccio anti-manierista, rimanendo fedele al realismo di personaggi, dialoghi e ambientazioni. John Ford per il respiro epico delle ambientazioni e dei personaggi. Ken Parker per il realismo di storie e personaggi che tradivano gli stereotipi del genere western e soprattutto per le innovazioni sintattiche introdotte da Berardi. Innovazioni che in realtà sono più codificazioni relativamente rigide del modo di narrare classico così come visto da Berardi (e da Calza): gabbia 2×3 per la tavola con riquadri fissi, didascalie essenziali e fuori dai riquadri, rigoroso posizionamento dei personaggi in base all’ordine di dialogo (il primo che parla va a sinistra, il secondo segue a destra e così via), ecc. Lorenzo nel libro racconta i suoi “incontri” con altri autori – di libri, di film, di fumetti – in un percorso di formazione intellettuale estremamente stimolante, fino alla parte finale dove finalmente svela i “trucchi del mestiere”, ma dove racconta anche le sue esperienze a scuola o in carcere per coinvolgere e interessare il suo pubblico ai meccanismi della narrazione.

Due cose in particolare Lorenzo “attacca” nel suo libro: i videogiochi e la nuova moda delle graphic novel (scritto – per fortuna – al femminile). I videogiochi perché medium che distoglie i giovani dalla narrazione e quindi intrinsecamente antinarrativo. Le graphic novel perché distruggono il mercato del fumetto popolare (già minato dall’estinzione delle edicole) spacciando per successi l’esaurimento di tirature limitate e non fornendo ai professionisti del settore (soggettisti, sceneggiatori, illustratori) una continuità lavorativa come succede invece per il fumetto seriale.

Proprio come all’epoca in cui – molto più giovani – Lorenzo, il sottoscritto e gli altri fan piacentini del fumetto si ritrovavano nei locali dell’ARCI, vorrei provare a discutere qui alcuni punti di vista di Lorenzo su cui ho una diversa posizione.

Iniziamo da John Ford. Regista sicuramente imprescindibile, ma io non eviterei di porgli accanto Charlie Chaplin, Alfred Hitchcock, Frank Capra, Stanley Kubrick (ecc.). Ognuno a proprio modo (e senza dimenticare che potremmo anche uscire dal prodigioso ma un po’ soffocante recinto hollywoodiano) in grado di offrire una propria cifra particolare al racconto, alla descrizione dei personaggi e del contesto. Sia dal punto di vista della narrazione, sia da quello della costruzione visiva. Come non ricordare Hitchcock quando spiegava a Truffaut che il cinema è fondamentalmente montaggio e non vedere come questo riecheggi nelle istruzioni che Lorenzo fornisce sulla composizione della tavola a fumetti?

La “superiorità” del fumetto seriale su quello “d’autore”. Non dubito della situazione economica descritta da Lorenzo, tanto più che non è l’unico a presentarla così. Sono decisamente meno disposto a sottoscrivere la superiorità di gabbie fisse e di modalità uniformi nella sintassi fumettistica. Funziona perfettamente in alcune situazioni, quali ad esempio i “classici” albi Bonelli, ma anche per opere come Providence di Moore e Burrows o Watchmen ancora di Moore e Gibson, ma come non pensare anche pensare a capolavori come Devil. Love and War di Miller e Sienkiewicz o delle tavole di Howard Chaykin senza pensare alla loro geniale e caotica sovrastrutturazione? Ordine o caos non sono allora regole fisse ed ogni autore propende per l’uno o per l’altro a seconda delle proprie indole e creatività.

La critica ai videogiochi, infine, dimostra unicamente la superficialità con cui (purtroppo) Lorenzo si approccia all’argomento. Certo: i videogiochi possono essere un distrattore dall’attenzione, dall’impegno, della riflessione. Ma possono essere anche emozione, coinvolgimento, poesia. Sono queste le categorie che ho sempre usato proprio per parlare di videogiochi da quando me ne occupo, e cioè dagli stessi anni in cui iniziavo a scrivere di fumetti sulle fanzine Aleph Schizzo (del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona). È possibile vedere la mia recensione al libro Game Poems di Jordan Magnuson per rendersene conto e comunque i post dedicati ai video/giochi su questo blog.

lorenzo-calza

Post scriptum: a seguire la copertina del n. 0 (1991?) di Aleph, la fanzine dell’associazione Il Senso delle Nuvole, e la pagina col primo editoriale di Lorenzo. Per finire la foto (scattata da me) di un Lorenzo giovane che cerca di spacciare copie di Aleph a Lucca Comics (non ancora & Games).


 https://ossessionicontaminazioni.com/2024/07/09/il-fumetto-popolare-secondo-lorenzo-calza/?fbclid=IwY2xjawEULZ1leHRuA2FlbQIxMQABHdG8DhqTXbm8AcjoPgVOzVTBW02erSPc08ZpoegD9hFqmRJgFJCmo0n-ZQ_aem_WlNEkThR9EuW2a8-u0-hEQ

Recensione di "ilibridichicca", su Instagram

 La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare, Lorenzo Calza

📚 Sono nata alla fine degli anni '90, classe 1994, e considero i miei coetanei e me come una generazione di mezzo tra quello che è stato e quello che è oggi. Dalle pagine di questo interessantissimo saggio ho provato una nostalgia particolare per quella vita che a me è toccato assaggiare solo un po' prima dell'arrivo dei social media, dell'individualismo, di quella pialla che ha reso tutto e tutti spaventosamente uguali, che ha appiattito ogni spinta creativa, che ha annullato lo sforzo e la fatica, eppure ci ha reso sempre più stanchi e più insoddisfatti, lasciando solo poche e stupende eccezioni.
📚 La storia d'amore di Calza con le nuvole inizia con il naso: quell'odore "intenso e plasticoso" di un Pluto gonfiabile ha segnato la strada che poi avrebbe fiutato e seguito insieme a delle strisce di cartone e i rumori di quella sartoria fino a farlo diventare chi è oggi con i suoi diversi lavori tra cui Julia, She e meravigliosi laboratori di scrittura creativa che mi hanno commossa.
📚 Ne La grammatica delle nuvole ci si può immergere in una panoramica della storia non solo del fumetto, ma del mestiere di scrivere in generale. Un mestiere che nasce dalla passione, dalla creatività:
🔎" Da un'indole"arida", apatica, incline agli stereotipi e priva di curiosità difficilmente uscirà buona letteratura."
📚 La speranza è un vero e proprio "ritorno al fumetto popolare", a quelle nuvole con un inestimabile valore pedagogico, con quel linguaggio "forbito, scoppiettante". Me ne sono resa conto leggendo Calza di quanto i fumetti di Topolino e Paperino -soprattutto quest'ultimo lo amavo - mi abbiano fatto imparare vocaboli e modi di dire, di quanto siano stati fondamentali per farmi avvicinare sempre di più alla lettura. E di come me li porti dentro ancora oggi.
📚 Lorenzo Calza è la dimostrazione che lo studio, la cultura, volgere lo sguardo a dei modelli positivi porta a dei grandi risultati e voglio credere che tutto questo valga ancora oggi.

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L'intero libro sprizza cultura da tutti i pori, oltre ad essere una sorta di guida per chi ha il sogno di creare fumetti, storie e personaggi senza ricorrere all'AI, ma mettendo su carta il proprio mondo interiore, quello degli altri, quello della vita reale, delle parole degli altri ascoltate per caso, dei suoni e dei rumori.
📚 Io non leggo fumetti da tantissimo tempo, ma ne ho un dolcissimo ricordo. La grammatica delle nuvole, mi ha fatto tornare la voglia di leggerli e di immergermi tra le loro nuvole di carta e parole. Non solo: mi ha fatto venire voglia ancora di più di cultura, di studio, sacrificio e seguire le mie passioni senza farmi spaventare dalla fretta e dalla corsa in cui ci troviamo tutti i giorni senza riuscire a prendere fiato, senza riuscire più a parlare con la nostra fantasia, con il nostro mondo interiore e farci ispirare da esso, sempre.
Grazie Low @edizionilow per questo dono e per la fiducia ❤️ E grazie @lorenzo.calza per avermi fatto sentire spesso ignorante tra le tue pagine, con una voglia matta di continuare a imparare.

Articolo di Barbara Belzini, su "Libertà"


 

Presentazione a Roma, con Fabrizio Barca e Barbara Collevecchio

https://www.youtube.com/watch?v=XcuJZOpOUJg&t=1478s&ab_channel=FondazioneLelioeLisliBassoONLUS